Quando in primavera i prati dell’Alta Val di Non si colorano delle prime sfumature gialle, comincia un periodo davvero speciale. Da ormai trent’anni, le Settimane del dente di leone rappresentano un progetto gastronomico e culturale con effetti che vanno ben oltre i confini regionali. Tutto ha avuto inizio nel 1996 nell’ambito di un programma LEADER per lo sviluppo delle aree rurali con l’obiettivo di dare nuovo slancio alle zone periferiche.
“L’idea era trovare un filo conduttore capace di valorizzare le caratteristiche del territorio e di favorire lo sviluppo turistico”, ricorda Mirko Mocatti, titolare dell’Hotel Ristorante Cervo a Senale e presidente dell’associazione turistica. “Con questo progetto abbiamo ottenuto
grande attenzione mediatica, non solo in Alto Adige ma anche in Trentino. C’è stata un’affluenza molto elevata di ospiti”, aggiunge Edith Kofler, titolare storica del Cervo e madre di Mirko.
Per lui il dente di leone è il simbolo dell’inizio della bella stagione: “È il primo messaggero della primavera – come un piccolo sole che riporta l’energia dopo l’inverno. Il dente di leone riesce a crescere anche sui terreni più ostili, un aspetto che trovo affascinante”.
Da progetto a identità
Ciò che era cominciato come una semplice iniziativa, negli anni si è evoluto in un elemento capace di creare identità. “Grazie alle Settimane del dente di leone, nel territorio è confluito un ricco bagaglio di conoscenze e siamo stati in grado di costruire un profilo ben definito – in cui possono identificarsi tanto i residenti quanto gli ospiti”, assicura Mirko. A organizzare le Settimane del dente di leone è oggi l’associazione turistica; molte procedure sono ormai consolidate, ma il progetto vive soprattutto della partecipazione attiva degli esercizi. “È diventato una macchina ben oliata, ma solo grazie al fatto che in tanti partecipano e portano avanti il progetto insieme”. Alle Settimane gastronomiche prende attualmente parte un gruppo ristretto ma motivato di esercizi – dalla piccola trattoria al ristorante, fino ai locali più raffinati. Ognuno interpreta il messaggero primaverile in modo assolutamente personale, dando vita a una notevolissima varietà di piatti.
Gastronomia fra tradizione e creatività
A rendere così interessante il dente di leone è proprio il fatto che venga spesso considerato una semplice erba selvatica. “Molti ospiti non sanno nemmeno che sia commestibili – e rimangono molto sorpresi della sua versatilità”, afferma Mirko, la cui sorella Ingrid Mocatti è chef del ristorante CERVO presso l’Hotel Ristorante Cervo. Nell’ambito delle Settimane del dente di leone, Ingrid propone un workshop interamente dedicato a questa erba primaverile.
Nelle cucine degli esercizi aderenti la gamma delle offerte spazia dalle classiche insalate fino alle interpretazioni più innovative: le radici di dente di leone vengono usate per fare il caffè, messe sotto aceto o fatte fermentare, i fiori vengono usati per fare il miele o il caramello per il dessert. “Ci vuole molta creatività – anche perché abbiamo ospiti abituali che si aspettano qualcosa di nuovo ogni anno”. Mirko stima che circa il 90 per cento degli ospiti arrivi dall’Alto Adige e dal Trentino.
Contestualmente nascono anche molte collaborazioni con le aziende agricole del territorio: una produce un formaggio fresco al dente di leone, un’altra lo utilizza nella preparazione di Kaminwurzen, prosciutto e mortandela, una specialità di salume affumicato tipica della Val di Non. “Il progetto ha ispirato anche i contadini a ideare nuovi prodotti.”
Tre prospettive su un’erba selvatica
Un elemento centrale delle Settimane del dente di leone è il connubio tra gastronomia e conoscenza. Ciò che si serve a tavola trova un corrispettivo nel programma di contorno – e viceversa. “La sfida creativa non riguarda solo la cucina, ma anche il modo in cui trasmettiamo le conoscenze e le rendiamo accessibili”, così Mocatti riassume lo spirito dell’iniziativa.
Nei primi anni delle settimane gastronomiche fu prezioso il contributo del sacerdote ed erborista Hermann-Josef Weidinger, un rinomato esperto di medicina naturale che univa la sua profonda conoscenza delle erbe aromatiche alla dimensione spirituale. Questo legame continua a distinguere il progetto ancora oggi. Il programma si articola in tre diverse prospettive: quella contadina-culturale, quella botanica-naturalistica e quella spirituale. “In questo modo è possibile vedere il dente di leone da diversi punti di vista”, chiarisce Mocatti.
L’attualità e la vitalità di questa impostazione sono confermate anche dal programma di quest’anno: nel 2026 l’ospite d’onore sarà il sacerdote ed erborista Benedikt Felsinger, considerato l’erede naturale di Weidinger. Nel suo intervento offre uno sguardo privilegiato sul mondo delle erbe aromatiche e sulla loro importanza per la salute, la cucina e la medicina naturale. Una passeggiata guidata permette di osservare e scoprire da vicino il dente di leone e le altre erbe primaverili nel loro ambiente naturale. Soprattutto in Val di Non, una terra storicamente di confine e meta di pellegrinaggi, prende forma così un quadro coerente e armonioso, in cui gastronomia, sapere e spessore culturale si fondono in un tutt’uno.
Crescere insieme
Uno degli elementi fondamentali del successo è la cooperazione dei soggetti coinvolti. “L’importante è che tutti gli attori collaborino insieme mettendo in secondo piano l’idea di farsi concorrenza”, spiega Mirko. Pur mantenendo piena autonomia gestionale – inclusa la raccolta dei denti di leone – i partecipanti sono accomunati da un tema che li unisce profondamente. Tre decenni di esperienza hanno anche mostrato cosa funzioni bene e dove possano celarsi gli ostacoli. “All’inizio abbiamo commesso l’errore di voler offrire troppo”, ammette l’albergatore. La grande affluenza, a volte, ha messo gli esercizi sotto pressione. Oggi la strategia è più chiara: “Bisogna rimanere autentici e ancorati alle proprie radici: meglio fare meno, purché ci siano spessore e solide conoscenze.”
Ed è proprio questa attenzione all’essenziale, combinata con una cooperazione reale e onesta, a rendere le Settimane del dente di leone un esempio di efficacia a lungo termine delle iniziative locali.
Ti piacerebbe usare il dente di leone anche nella tua cucina?
Fai tesoro di questi tre learning di Mirko Mocatti: