Da circa due anni, un ospite non vedente viene a sciare a Solda. Quando è possibile, al suo fianco c’è sempre lo stesso maestro di sci – una figura di riferimento che gli trasmette fiducia e sicurezza. “Da noi si sente a suo agio”, afferma Joachim Ritsch, direttore della Scuola di Sci di Solda. Anche il fatto che le piste siano relativamente tranquille contribuisce a rendere l’esperienza più piacevole, permettendogli di muoversi in pista con sicurezza e godersi le discese. Perché per questo ospite, sintetizza Ritsch, “sciare significa libertà”.
A essere decisivi sono almeno tre fattori: sufficiente spazio in pista, persone empatiche e pazienti nonché un buon coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti. Le ulteriori esigenze variano notevolmente a seconda della disabilità della persona. A seconda dell’ospite, infatti, possono servire competenze specifiche, particolari ausili e condizioni organizzative adeguate. Ed è proprio questa varietà di esigenze a rendere complessa la possibilità di sciare senza barriere: non esiste una soluzione valida per tutti.
Esperienza e competenza sono decisive
A esserne particolarmente consapevole è Sandro Serani, direttore della Scuola di sci di San Candido. Da molti anni Serani lavora con persone con disabilità fisiche e, grazie alla sua attività nel campo della protesica, possiede anche preziose conoscenze tecniche.
I dettagli fanno la differenza soprattutto in presenza di quadriplegia, amputazioni o monosci. I maestri e le maestre di sci, per esempio, devono sapere quali siano le disabilità fisiche di cui tenere particolarmente conto, come utilizzare gli ausili ortopedici e a cosa prestare attenzione durante le permanenze prolungate al freddo.
Per questo motivo, Serani si è impegnato affinché in Alto Adige venga nuovamente proposto un corso di specializzazione per l’insegnamento dello sci a persone con disabilità. Il corso, organizzato dal Collegio professionale dei Maestri di sci dell’Alto Adige, si tiene a novembre 2026 e prevede moduli dedicati alle amputazioni, alle disabilità visive, allo “Standing e Sitting” e alle disabilità cognitive.
Il suo impegno personale è motivato soprattutto da ragioni sociali. Se un ospite necessita di un’attrezzatura specifica, Serani la reperisce attraverso la sua rete di contatti – per esempio tramite i gruppi sportivi per persone con disabilità a Bolzano oppure, se non è disponibile localmente, in Austria. Il costo del noleggio dell’attrezzatura è a carico degli ospiti, mentre Serani si fa carico personalmente di parte delle spese aggiuntive. “Non è certo un’attività da cui ricavo un guadagno. A spingermi è soprattutto un’idea sociale; desidero che anche le persone con disabilità possano divertirsi sugli sci”, spiega Serani.
Solda e Carezza sono esempi da seguire
Anche a Solda, negli anni scorsi, è stata acquisita una notevole esperienza – in particolare nell’insegnamento dello sci a persone cieche e ipovedenti. La vicesindaca di Prato, Michaela Platzer, ha messo in contatto l’Associazione ciechi dell’Alto Adige e la Scuola di sci per ciechi di St. Moritz, favorendo così l’incontro tra i soggetti coinvolti. Già quattro anni fa un’insegnante della scuola di St. Moritz era venuta a Solda per offrire a cinque maestri e maestre di sci locali una formazione di più giorni. Oggi, a sciare a Solda, vengono regolarmente quattro o cinque bambini con diverse disabilità visive provenienti da varie parti dell’Alto Adige – alcuni di loro anche più volte all’anno.
Quali sono le cose più importanti affinché le persone con disabilità possano affrontare le piste in sicurezza, sapendo di poter contare su un accompagnamento adeguato? Per Joachim Ritsch la risposta è semplice: “Tranquillità e pazienza. Gli ospiti devono potersi sentire a loro agio e noi dobbiamo saperli far sentire al sicuro”. Anche la continuità gioca un ruolo importante. Per gli ospiti ciechi, in particolare, è molto utile poter essere seguiti sempre dalla stessa persona. A facilitare la comunicazione in pista ci sono le ricetrasmittenti messe a disposizione dall’Associazione ciechi.
A Carezza si punta a estendere le competenze in questo ambito. Al nuovo corso di specializzazione dovrebbero prendere parte uno o due maestri o maestre di sci. Per Jürgen Pardeller della Carezza Ski School è altrettanto importante l’atteggiamento con cui ci si avvicina a questo compito: “La cosa principale è la predisposizione personale e la disponibilità all’ascolto”. Formazione, esperienza pratica e inclinazione personale devono essere in perfetta armonia – e nemmeno questo, da solo, è sufficiente.
“È necessario che tutto sia ben coordinato”
Almeno altrettanto importanti quanto l’insegnamento sono infatti le condizioni generali del comprensorio sciistico. “È necessario che tutto sia ben coordinato”, afferma Pardeller. “Non serve a nulla avere maestri di sci ben formati. Servono anche hotel e ristoranti adeguatamente attrezzati”. Del resto, le vacanze sugli sci per gli appassionati e appassionate di sport invernali con disabilità non si limitano allo skilift. Servono anche impianti di risalita e punti di accesso adeguati nonché piste sufficientemente larghe e il meno affollate possibile.
L’esperienza di Carezza illustra quanto lavoro di coordinamento richieda lo sci senza barriere. A febbraio, Carezza accoglierà nuovamente una quarantina di ospiti con paraplegia provenienti dai Paesi Bassi. Sebbene gli ospiti organizzino autonomamente l’alloggio, l’assistenza e le attrezzature, sul posto la scuola di sci e gli impianti di risalita devono collaborare a stretto contatto per far funzionare tutto senza intoppi. Per Jürgen Pardeller è soprattutto con gruppi simili che si vede quanto significhi lo sci per le persone con disabilità.
Gli esempi di Carezza, Solda, insieme alle esperienze di Sandro Serani, dimostrano che spesso le iniziative prendono avvio dall’impegno di singole persone – dall’organizzazione di corsi di formazione alla creazione di contatti con associazioni e professionisti, dal reperimento di attrezzature specifiche alla collaborazione con altri soggetti locali. Ma se davvero si intende sviluppare ulteriormente l’offerta di attività sportive invernali senza barriere in Alto Adige, non bastano le iniziative di singole persone motivate: occorre condividere le esperienze, ampliare le competenze e garantire un buon coordinamento tra tutti i settori coinvolti – dalle scuole di sci agli impianti di risalita, fino alla ristorazione e alle strutture ricettive.
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